IL BAMBINO CANTA ANCOR PRIMA DI PARLARE…

Il bambino canta ancor prima di parlare, balla ancor prima di camminare. La musica è nei nostri cuori sin dall’inizio” Pam Brown

Penso spesso a quanto sia concreta e reale questa frase di Pam Brown, forse perché ho la grandissima fortuna di poterlo vivere, sentire e vedere con i miei occhi ogni giorno. Da quando ho iniziato il mio percorso musicale come insegnante associato AIGAM e ho cominciato ad occuparmi dell’insegnamento della musica secondo la Music Learning Theory di E.Gordon, ho il grandissimo privilegio di osservare come i bimbi, anche e soprattutto i più piccini, rispondano in modo naturale alla musica che propongo durante le lezioni.

Come capiamo le risposte dei bambini?

Facciamo un piccolo esperimento: provate a sedervi con vostro figlio o nipote in un posto tranquillo, spegnete la tv o la musica, cercate di togliere dalla stanza giocattoli o distrazioni. Guardate il vostro bimbo e muovendovi sul posto, aprendo le braccia e dondolando un po’ cantate una breve melodia senza utilizzare le parole, ma utilizzando delle sillabe neutre (per esempio la sillaba “pam”).

Ripetete la melodia più volte lasciando qualche secondo di silenzio tra una ripetizione e l’altra, cercate di non utilizzare il linguaggio verbale…

Cos’è successo?

Beh, ovviamente dipende da ogni bambino, ma possiamo osservare diverse reazioni.

Il bimbo potrebbe osservarvi con gli occhioni spalancati e la bocca aperta, come se stesse assorbendo ogni suono che esce dalla vostra bocca. Ci potrebbero essere dei movimenti con i piedini e le mani durante la canzone o subito dopo, durante il silenzio. Ci potrebbero essere anche delle vocalizzazioni, come se volesse imitare ciò che avete fatto.

Queste sono alcune delle risposte che possiamo osservare anche durante le nostre lezioni di musica, attraverso queste piccole risposte vocali e motorie i bambini stanno entrando in relazione con noi attraverso la musica. Dopo un’iniziale fase di assorbimento, in cui i bimbi ascolteranno attenti tutto ciò che proponiamo, si passerà all’imitazione dei suoni e dei movimenti che li porterà a giocare con la musica assimilandola e interagendo come succede per il linguaggio verbale.

In fin dei conti la musica è un linguaggio, giusto?

Chiediamoci quindi, come abbiamo imparato la nostra lingua?

Siamo stati immersi nel linguaggio parlato ancora prima di nascere, la nostra famiglia ha interagito con noi attraverso il linguaggio fin da subito, anche se non capivamo il significato delle parole e delle frasi. Abbiamo ascoltato discorsi complessi fatti di suoni e piano piano abbiamo cominciato ad imitare questi suoni, inizialmente senza capirli. In una fase successiva siamo riusciti a dare un significato ai suoni emessi perfezionando il nostro linguaggio, la nostra fonetica, costruendo frasi e periodi. Solo alla fine abbiamo cominciato a studiare la grammatica, la lettura e la scrittura.

In poche parole siamo partiti dall’ascolto e dall’esperienza…per la musica vale la stessa cosa!

Uno degli obiettivi principali nei primi mesi di vita, è quello di creare per i vostri bimbi un grande vocabolario di ascolto fatto di melodie e ritmi vari, brevi, complessi e familiari, che entreranno a far parte del loro bagaglio musicale.

Solo successivamente ci si concentrerà sullo sviluppo del vocabolario parlato (quanto più il vocabolario d’ascolto sarà stato ampio, tanto più il vocabolario parlato sarà sviluppato), sullo sviluppo del vocabolario pensato (in musica è l’Audiation, cioè l’abilità di pensare la musica quando questa non è fisicamente presente, l’audiation in musica equivale al pensiero per il linguaggio) e infine sullo sviluppo del vocabolario di lettura e scrittura.

Se tutti i bimbi rispondono in modo naturale alla musica con vocalizzazioni e movimenti perché durante la crescita alcuni di loro sembrano essere “portati” per la musica mentre altri no?

Il professor Gordon ha svolto numerose ricerche e test sull’attitudine musicale (cioè la capacità potenziale di apprendere la musica) arrivando alla conclusione che l’attitudine musicale è presente in ciascuno di noi dalla nascita, non è quindi una predisposizione genetica!

Tutti noi nasciamo con un certo grado di attitudine musicale che si può sviluppare o meno in base all’ambiente in cui viviamo. Se un bambino è inserito in una famiglia o in un contesto sociale in cui gli adulti di riferimento cantano per lui in modo accurato, facendo quindi attenzione a intonazione e tempo, quel bambino potrà sviluppare la sua attitudine musicale. Al contrario, se il bambino non è immerso in un ambiente musicale ricco e stimolante, il suo potenziale comincerà a decrescere stabilizzandosi intorno ai nove anni.

È stato scoperto che il periodo più fertile per la crescita dell’attitudine musicale è quello che va dal quinto mese di gravidanza ai 18 mesi di vita, l’attitudine è in sviluppo fino ai 9 anni e successivamente si stabilizzerà. Diventa quindi molto importante dare la possibilità ai bambini di entrare in contatto con il linguaggio musicale già nei primissimi mesi di vita.

La musica è un linguaggio universale, è un mezzo di comunicazione potentissimo in grado di avvicinare popolazioni distanti, la musica ha accompagnato da sempre l’uomo e le civiltà, accompagna i nostri momenti sereni e difficili.

Un grandissimo regalo che i genitori possono fare ai propri figli è quello di dare loro la possibilità di “fare musica” partendo dall’esperienza e dall’ascolto, di entrare in contatto con questo linguaggio, di conoscerlo, di giocarci, di sperimentare e di comprenderlo.

Come?

Cantando per loro in modo accurato, ascoltando insieme musica di qualità, partecipando alle lezioni di musica per i più piccoli, immergendoli in questo meraviglioso e magico mondo sonoro!

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